^Torna ad inizio pagina

Le origini dello Yoga nella Civiltà della valle dell'Indo


I legami tra la religione di Harappa e l'induismo contemporaneo
sono evidentemente di immenso interesse, poiché portano alcuni
schiarimenti ai molteplici tratti che non possono essere derivati
dalle tradizioni ariane introdotte in India contemporaneamente
alla caduta della civiltà di Harappa o dopo di questa. Le antiche
credenze muoiono difficilmente: è anche possibile che l'antica
società storica indiana sia maggiormente debitrice ad Harappa
che agli invasori che parlavano sanscrito.
S. Piggot, Prehistoric India

 

Il dio Shiva, patrono degli yoginLo Yoga, antica dottrina indiana che si pone l'obiettivo di ricercare la verità e di liberare l'uomo dalla sofferenza, ha senz'altro origini antichissime che si perdono nella notte dei tempi. In genere con il termine “Yoga” si indicano ogni tecnica di ascesi e ogni metodo di meditazione utili a raggiungere tale condizione privilegiata. Il “sistema filosofico” della Yoga fu codificato per la prima volta da Patanjali che lo espose negli Yoga-Sutra, opera composta da 196 aforismi distribuiti in 4 libri. Non si hanno certezze sull'epoca in cui visse Patanjali, alcuni studiosi datano la stesura degli Yoga-Sutra tra il V e il III secolo a.C., altri la collocano – più presumibilmente - alcuni secoli dopo Cristo; quello che a noi importa qui sottolineare è che Patanjali non fu né il creatore della filosofia yoga né l'inventore delle pratiche meditative, ma egli si limitò a raccogliere ed esporre, in un insieme organico, le antiche tradizioni e tecniche dello Yoga che già da secoli si praticavano nei circoli di asceti e mistici: ebbe quindi il merito di trasformare lo Yoga da tradizione mistica a sistema filosofico. Ma nel subcontinente indiano esistevano, oltre allo Yoga “classico” codificato da Patanjali, un gran numero di pratiche e credenze che perseguivano lo stesso fine: poco importava dunque se la liberazione si potesse ottenere tramite la conoscenza metafisica (come nella filosofia Samkhya) oppure mediante determinate tecniche (a queste si affidano lo Yoga e le scuole buddiste). Già prima di Patanjali il Buddha aveva proclamato che “Tutto è dolore, tutto è effimero” e ancora più anticamente nei Veda si documentavano i rudimenti della pratica yoga con la descrizione di diverse discipline ascetiche, ideologie estatiche ed esperienze soprannaturali.

Una parte delle pratiche yoga trova la sua origine proprio nella tradizione dei Veda in quanto queste tecniche nascono inizialmente come interiorizzazione rituale e sperimentazione mistica della pratica del sacrificio vedico. La religione vedica, rappresentante della casta brahmanica di origine indoeuropea, lasciava poco spazio all'esperienza religiosa personale in quanto era incentrata soprattutto intorno alla pratica del sacrificio, un atto magico ed impersonale che non soddisfaceva le necessità di devozione mistica delle popolazioni autoctone dell'India. La preghiera vedica era una sorta di supplica in cui il sacrificante chiedeva alla divinità beni o favori e questa, in virtù della corretta esecuzione del sacrificio, era pressoché obbligata ad obbedire a questa richiesta. Al contrario, le popolazioni autoctone dell'India, di origine prearia, incentravano la propria esperienza religiosa sul culto personale (puja) e sulla devozione mistica alla divinità (bhakti), su una religiosità più devozionale, più intima, personale e più sentita di quanto lo fosse quella vedica. Queste idee si insinuarono progressivamente all'interno della tradizione brahmanica e vedica e porteranno un fertile dinamismo nella religiosità indiana, tanto che tutte le riforme religiose successive dovranno – per necessità di cose - integrare e accettare queste pratiche mistiche e devozionali all'interno del proprio sistema filosofico.

Statua di re-sacerdote proveniente da Mohenjo-DaroLe pratiche mistiche indiane hanno un'origine ancora più antica rispetto alla religiosità vedica, sembrano affondare le loro radici nella tradizione prearia, sono figlie dell'India preistorica, come indicano le scoperte archeologiche avvenute nell'antica città di Mohenjo Daro. Quando gli Arii, popolo indoeuropeo che parlava il sanscrito e che scrisse i Veda, invasero l'India trovarono un'antica civiltà ormai in crisi ma molto evoluta, in possesso di una scrittura non ancora decifrata, organizzata in vasti agglomerati urbani, con una cultura materiale e spirituale ben definita. E' proprio in questa civiltà che si trovano le prime testimonianze di pratiche yoga: la più antica rappresentazione di uno yogin sembra collocarsi nel III millennio a.C., quando nell'attuale Pakistan ed India occidentale si sviluppò la Civiltà della valle dell'Indo. Gli scavi di Harappa e Mohenjo Daro hanno infatti portato alla luce diverse testimonianze iconografiche di un'antica divinità che rappresenta il prototipo del grande dio Shiva inteso come Signore delle belve feroci e Principe degli yogin. Insieme al culto di questo proto-Shiva, nella civiltà della valle dell'Indo troviamo tutta una serie di elementi tipici di quella che sarà poi la grande religione hinduista: il culto della Grande Dea, degli alberi e delle acque, la zoolatria e il fallismo. Molti elementi culturali identificati ad Harappa e Mohenjo-Daro si trovano ancora oggi in India e nella parte meridionale del Pakistan, quali il carro a due ruote, i battelli e la tecnica dei vasai della regione del Sindh, gli ornamenti per il naso, i pettini di avorio, l'uso del turbante. La stessa presenza di una Grande Piscina rinvenuta negli scavi di Mohenjo-Daro ricorda gli specchi d'acqua presenti nei templi hindù moderni.

Sigillo da Harappa con raffigurazione di Shiva-PashupatiSu un sigillo rinvenuto a Mohenjo Daro, in particolare, è presente una divinità con le sembianze di Shiva Pashupati, il “signore degli animali”: raffigurato in una postura tipicamente yogica, seduto nella posizione del loto, con le gambe incrociate e i talloni accostati, i piedi rivolti verso il basso, presenta il fallo eretto, il linga simbolo di Shiva; porta sul petto un pettorale triangolare (oppure una serie di collane) e sul capo un paio di corna, simbolo della divinità. Il dio osserva, con i suoi quattro volti i quattro animali che stanno intorno alla sua testa, un rinoceronte, un bufalo, un elefante e una tigre, animali che indicano i quattro angoli della terra; sotto il trono stanno due capridi disposti in modo simile a quelli che accompagneranno il Buddha nelle raffigurazioni illustranti l'episodio del Sermone del Parco dei Cervi. Su altri sigilli sono state rinvenute ulteriori raffigurazioni di divinità in posizione yogica, munite di corna o di altri attributi divini; oltre a questi è stata portata alla luce una statua di un individuo seduto nella stessa posa ma privo di corna e che, per questo motivo, sarebbe da attribuirsi ad un re sacerdote piuttosto che ad una divinità. Il carattere sacrale di questo oggetto è comunque indicato dal disegno a trifoglio sulla veste, un motivo riservato a soggetti di carattere religioso anche nella contemporanea cultura sumera.

Un altro elemento tipico dell'hinduismo moderno che trova parallelismi con la religione di Mohenjo Daro è il culto della Grande Dea, che ha testimonianza nel gran numero di statuette femminili, quasi completamente nude, che rimandano chiaramente al prototipo di Kali-Durga. Nell'India moderna esistono un gran numero di divinità locali femminili, che possono assumere qualsiasi forma o nome e sono adorate in un numero infinito di luoghi: queste non sono altro che le manifestazioni locali della Grande Dea della vegetazione e possono essere ridotte al tipo comune di Kali, Durga o Shakti, le principali divinità femminili dell'hinduismo. La grande Dea è rappresentata talvolta con semplici immagini in pietra dell'organo genitale femminile, lo yoni, a stabilire una perfetta corrispondenza con il linga di Shiva.

Raffigurazione della dea della valle dell'IndoLa Civiltà della valle dell'Indo fu una grande civiltà urbana diffusa in oltre 1500 siti, di cui i più famosi sono le città di Mohenjo Daro e Harappa, veri e propri centri urbani estesi su un'area di oltre 150 ettari e solo in parte scavati dagli archeologi. Si tratta di due grandi centri amministrativi e politici indipendenti che controllavano vaste regioni; oltre ad essi erano presenti altre città di dimensioni minori quali Dholavira (100 ettari), Ganweriwala e Rakhingarhi (80 ettari) e tutta una vasta rete di insediamenti di ancora più piccole dimensioni disposti in modo irregolare. I centri di maggior estensione erano circondati da una cinta di mura in mattoni crudi e ripartiti in strade e vicoli: vi si può riconoscere una zona residenziale con abitazioni in mattoni crudi e una zona riservata ad edifici pubblici. La presenza di questi ultimi implica l'impiego di una ingente e qualificata forza lavoro e di una grande ricchezza che permetteva di mantenere questo personale. La struttura sociale era molto variegata come denotano tutta una serie di indizi: la varietà delle strutture abitative, degli ornamenti, della ceramica e degli utensili, le figurine di terracotta che ritraggono persone con una grande varietà di abiti e capigliature. Sembra che esistesse un'élite locale che deteneva un potere di probabile derivazione sacra e religiosa, che si contendeva la supremazia con altri gruppi, quali i mercanti o i grandi possessori di terre e bestiame. Il commercio doveva essere molto sviluppato in quanto oggetti prodotti dalla civiltà dell'Indo si rinvengono nel Golfo Persico, in Afghanistan e in Mesopotamia; doveva essere presente inoltre un vasto sistema di tracciati regionali che portavano verso la città i generi alimentari necessari a mantenere la popolazione urbana e, di conseguenza, la distribuzione dei prodotti di artigianato verso i centri minori. Una civiltà, quindi, estremamente complessa, come sembra indicare anche la presenza della scrittura – non ancora decifrata - impiegata su sigilli in steatite o tavolette incise allo scopo di identificare la proprietà dei beni o registrare transazioni economiche ed eventi rituali.

Le rovine di Mohenjo-DaroNonostante questo, verso il 1900 a.C., questa grande civiltà entrò in crisi: le città cominciarono ad essere abbandonate, il clima divenne freddo e secco, il fiume Sarasvati venne forse deviato da un importante evento tettonico oppure andò in secca. Fatto sta che tutti questi fattori, o altri ancora non del tutto compresi, arrecarono numerosi difficoltà di approvvigionamento del cibo a cui si sommarono l'interruzione dei commerci con le terre occidentali e, infine, l'invasione degli Arii (dal sanscrito arya, uomo nobile), popolazioni indoeuropee che parlavano il sancrito, la lingua dei Veda. L'invasione aria dell'India secondo alcuni sarebbe narrata nel celebre inno del Rig-Veda (I, 53) in cui Indra conquista le “fortezze” dei Dasa, riconosciute dal celebre archeologo Mortimer Wheeler nelle cittadelle di Harappa e Mohenjo-Daro. Questi combattimenti, secondo Wheeler, avvennero ben prima della composizione degli inni vedici, poiché il loro ricordo è fortemente mitizzato e parlano di uomini di pelle nera, senza naso (dal naso schiacciato?) e cultori del fallo, provvisti di greggi che abitavano in fortezze, caratteristiche del tutto compatibili con gli originali abitanti della valle dell'Indo. Il crollo della loro civiltà non significò, però, la scomparsa della loro cultura ma una loro regressione verso forme marginali, larvali, popolari: sul piano culturale le popolazioni della valle dell'Indo erano nettamente superiori agli indoeuropei ma, come spesso avviene, furono vinti ed annientati da un popolo giovane ed aggressivo. Le concezioni religiose della valle dell'Indo, profondamente diverse da quelle dei conquistatori Arii, sopravvissero in forma orale negli strati popolari, ai margini della società e della nuova civiltà dei conquistatori; e lentamente, un passo alla volta, ritornarono alla luce nel momento in cui le pratiche religiose degli invasori entrarono in crisi.

Il pantheon induistaI Veda, invece, sono la massima espressione religiosa degli Arii ma all'interno di essi troviamo un gran numero di parole anarie e alcuni miti di origine autoctona ad indicare un processo di simbiosi razziale, culturale e religiosa tra gli invasori e i precedenti abitanti della regione. Tra le classiche divinità indoeuropee (Indra, Varuna, Agni, Soma) troviamo anche Rudra-Shiva: egli porta i capelli raccolti in trecce, è scuro di pelle, è armato di arco e frecce e vive nelle foreste insieme agli animali, non ama gli uomini e fugge gli dei, semina il terrore con il suo furore demoniaco, con malattie e catastrofi. E' possibile riconoscere in questa figura un'antica divinità popolare e prearia, posta al di fuori dell'ideale di società aristocratica di cui i Veda sono portavoce, a cui erano associati tutti quegli elementi caotici, pericolosi e imprevedibili che i conquistatori arii vedevano nella popolazione originaria. E' fuor di dubbio che questa figura possiede forti legami con lo Shiva-Pashupati analizzato precedentemente ma non è facile seguire le tappe che porteranno Shiva a eclissare il pantheon vedico e diventare la divinità suprema della Svetasvatara Upanishad, per assumente poi, nel grande poema epico Mahabharata, la classica forma della divinità patrona degli yogin. L'avvenuta integrazione del culto di Shiva e la sua accettazione nella tradizione aria sono sia una testimonianza della grande capacità del brahmanesimo di rinnovarsi assimilando forme di religiosità popolare, sia un chiaro indizio della forza che questo tipo di devozione doveva avere in ampi strati della popolazione, seppure in un contesto sociale più “basso” e popolare. Il brahmanesimo è, per così dire, obbligato ad accettare e integrare Shiva nel pantheon vedico, e lo stesso si può dire di altre divinità e aspetti del culto delle regioni abitate dalle originarie popolazioni non arie.

Nei primi secoli della nostra era le idee e le tecniche yoga penetrano sempre più profondamente all'interno degli ambienti brahmanici e lo yoga guadagna il favore delle masse popolari, diventando sinonimo di poteri soprannaturali e miracolosi. Per il popolo lo yogin non è solo un uomo che ha abbandonato il mondo per cercare la liberazione dell'anima ma è anche un grande mago, un individuo dai poteri miracolosi, da ammirare e temere. L'assimilazione delle ideologie prearie avviene perché il Brahmanesimo incontra, lungo tutto il corso della sua storia, una serie di crisi e resistenze nel corso delle quali vengono in superficie tutte quelle credenze popolari e mistiche che fino ad ora aveva tentato di soffocare, ma che adesso deve accettare e integrare per non essere soppiantato da nuove forme di devozione. Il popolo sentiva ora la necessità di una devozione mistica diversa dal sacrificio vedico, facilmente accessibile, intima e personale, identificabile nelle pratiche yogiche tradizionali e nel potente movimento teista particolarmente legato al culto di Krisna. L'accettazione e la diffusione delle pratiche yoga sono, da ora in poi, evidenti nella letteratura brahmanica, tra cui spiccano il Mahabharata e le Upanishad.

Il dio vedico BrahmaUn ulteriore passo è compiuto dal tantrismo che assimila e assorbe le diverse correnti spirituali indiane. Lo Yoga trova qui la sua massima espressione e le sue tecniche sono mostrate in tutte le loro sfaccettature, portando in evidenza il fatto che esse sono così radicate all'interno delle religiosità indiana che sarebbe impossibile farne a meno. Il Tantrismo è una nuova religione che affonda le sue radici nell'India prearia e che nasce in parte dall'hinduismo e in parte dal buddhismo, ulteriore motivo che ne giustifica la grande adesione popolare. Oltre ad esso troviamo tutta una serie di elementi che rendono questo nuovo movimento una potente forza motrice del sentire popolare e che ne permetteranno una rapida diffusione: la presenza di un culto devozionale, un ritualismo ricco, varie e fantastico con la presenza di mandala, magie, formule magiche (mantra), liturgie e un'iconografia sacra e di un potente movimento di culto per la Dea, madre di tutto, forza animatrice dell'universo. Si tratta, ancora una volta, di elementi tipici della civiltà della valle dell'Indo e di un'India prevedica e prearia: la cultura di Harappa e Mohenjo Daro aveva la stessa propensione al culto devozionale e alla religiosità mistica.

Alla luce di tutto quanto abbiamo esposto finora possiamo affermare con un alto livello di certezza che le pratiche yoga, al pari delle pratiche religiose non arie, abbiano la loro origine nell'elemento etnico asiatico e pre-ario e quindi nella Civiltà della valle dell'Indo. Le tecniche yoga e i tanti culti locali popolari sono sopravvissuti per migliaia di anni al di fuori delle forme di religiosità popolare e per questo non trovavano spazio nelle forme della religione ufficiale indoaria che non incoraggiava le pratiche mistiche, il culto personale e la comunione tra uomo e dio. Le immagini del proto-Shiva in posizione yogica ci inducono a pensare che le pratiche yogiche e meditative esistessero e fossero praticate sulle rive dell'Indo già nel IV millennio a.C. e che questa pratica fosse indispensabile per le popolazioni aborigene in quanto soddisfacevano quel desiderio di esperienza concreta e di beatitudine religiosa che il brahmanesimo, con la sua impostazione rigida e fredda, non poteva fornire.

Sigillo da Harappa con raffigurazione di yogin e di tauromachiaSia ben chiaro che non stiamo affermando che la religiosità prearia si sia conservata inalterata e nascosta dal III millennio a.C. fino ai primi secoli dell'era cristiana per poi tornare nuovamente alla luce e conquistarsi uno spazio predominante nella cultura hinduista. Tutt'altro! Le tecniche yoga sono state modificate e ampliate per adattarsi a contesti culturali ed esigenze religiose diverse e molteplici. Da mezzo alternativo per la realizzazione del brahman a tecnica ascetica, fino a tecnica erotica nel Tantrismo. La sopravvivenza nascosta, per un così lungo periodo, di questa tradizione ai margini della religiosità ufficiale non deve stupire: si tratta di uno dei numerosi esempi della sopravvivenza di un substrato autoctono malgrado l'avvento di una nuova cultura e religiosità portata da invasori. La religiosità delle popolazioni autoctone, tenuta costantemente al di fuori di quella ufficiale, ha lentamente minato la fondamenta di quest'ultima e nello stesso momento in cui il brahmanesimo ha dovuto accettare alcuni elementi delle religiosità asiatica popolare ha iniziato a trasformarsi e a diventare sempre più simile a quella religione che nel II millennio a.C. gli invasori arii hanno prepotentemente soppiantato e cancellato dalla storia. Una religiosità però che non è mai scomparsa del tutto ed è tornata a vivere in una sorta di rivincita culturale degli sconfitti sugli invasori!

Andrea Burzì

Bibliografia di riferimento

  • AAVV, Hinduismo antico. Vol. 1: Dalle origini vediche ai Purana, a cura di F. Sferra e A. Rigopoulos, Milano, 2010.
  • A. Daniélou, Miti e dei dell'India, Milano, 2002
  • M. Eliade, Lo Yoga (immortalità e libertà), Torino, 1999.
  • M. Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose, 3 voll., Torino, 2006.
  • M. Eliade, Tecniche dello yoga , Torino, 2007.
  • M Eliade, Yoga. Saggio sulle origini della mistica indiana, Torino, 2009.
  • J.M. Kenoyer, Indus cities, towns and villages, in Ancient cities of the Indus valley civilization, American Institute of Pakistan Studies, Islamabad, 1998.
  • J. Marshall (a cura di), Mohenjo-Daro and the Indus Civilization, 3 voll., Londra, 1931.
  • G. Possehl, The Indus Civilization: a contemporary perspective, AltaMira Press, 2002.

Credits immagini
01. Il dio Shiva, patrono degli yogin - fonte
02. Statua di re-sacerdote proveniente da Mohenjo-Daro - fonte
03. Sigillo da Harappa con raffigurazione di Shiva-Pashupati - fonte
04. Raffigurazione della dea della valle dell'Indo - fonte
05. Le rovine di Mohenjo Daro - fonte
06. Il pantheon induista - fonte
07. Il dio vedico Brahma - fonte
08. Sigillo da Harappa con raffigurazione di yogin e di tauromachia - fonte 

Visite agli articoli
59071

CookiesAccept

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

La presente Cookie Policy è relativa al sito http://www.shemsuhor.it/ (“Sito”) gestito e operato dalla società Seele Design, con sede in Via Tommaso Grossi, 24 – 20012 Cuggiono (MI)

Al fine di rendere i propri servizi il più possibile efficienti e semplici da utilizzare questo Sito fa uso di cookies. Pertanto, quando si visita il Sito, viene inserita una quantità minima di informazioni nel dispositivo dell’Utente, come piccoli file di testo chiamati “cookie”, che vengono salvati nella directory del browser Web dell’Utente.

Esistono diversi tipi di cookie, ma sostanzialmente lo scopo principale di un cookie è quello di far funzionare più efficacemente il Sito e di abilitarne determinate funzionalità.
I cookie sono utilizzati per migliorare la navigazione globale dell’Utente. In particolare:

  • Consentono di navigare in modo efficiente da una pagina all’altra del sito Web.
  • Memorizzano il nome utente e le preferenze inserite.
  • Consentono di evitare di inserire le stesse informazioni (come nome utente e password) più volte durante la visita.
  • Misurano l’utilizzo dei servizi da parte degli Utenti, per ottimizzare l’esperienza di navigazione e i servizi stessi.
  • Presentano informazioni pubblicitarie mirate in funzione degli interessi e del comportamento manifestato dall’Utente durante la navigazione.

Come sono utilizzati da parte di http://www.shemsuhor.it/

Esistono diverse tipologie di cookies. Alcuni sono necessari per poter navigare sul Sito, altri hanno scopi diversi come garantire la sicurezza interna, amministrare il sistema, effettuare analisi statistiche, comprendere quali sono le sezioni del Sito che interessano maggiormente gli utenti o offrire una visita personalizzata del Sito.

Il Sito utilizza cookies tecnici e non di profilazione. Quanto precede si riferisce sia al computer dell’utente sia ad ogni altro dispositivo che l'utente può utilizzare per connettersi al Sito.

Cookies tecnici

I cookies tecnici sono quelli utilizzati al solo fine di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell'informazione esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente a erogare tale servizio.

Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori e sono normalmente installati direttamente dal titolare o gestore del sito web.

Possono essere suddivisi in cookies di navigazione o di sessione, che garantiscono la normale navigazione e fruizione del sito web (permettendo, ad esempio, di realizzare un acquisto o autenticarsi per accedere ad aree riservate); cookies analytics, assimilati ai cookies tecnici laddove utilizzati direttamente dal gestore del sito per raccogliere informazioni, in forma aggregata, sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito stesso; cookies di funzionalità, che permettono all'utente la navigazione in funzione di una serie di criteri selezionati (ad esempio, la lingua, i prodotti selezionati per l'acquisto) al fine di migliorare il servizio reso allo stesso.


La disabilitazione dei cookies potrebbe limitare la possibilità di usare il Sito e impedire di beneficiare in pieno delle funzionalità e dei servizi presenti sul Sito. Per decidere quali accettare e quali rifiutare, è illustrata di seguito una descrizione dei cookies utilizzati sul Sito.

Tipologie di cookies utilizzati

Cookies di prima parte:
I cookies di prima parte (ovvero i cookies che appartengono al sito dell’editore che li ha creati) sono impostati dal sito web visitato dall'utente, il cui indirizzo compare nella finestra URL. L'utilizzo di tali cookies ci permette di far funzionare il sito in modo efficiente e di tracciare i modelli di comportamento dei visitatori.

Cookies di terzi:
I cookies di terzi sono impostati da un dominio differente da quello visitato dall'utente. Se un utente visita un sito e una società diversa invia l'informazione sfruttando quel sito, si è in presenza di cookies di terze parti.

Cookies di sessione:
I c.d. ‘cookies di sessione’ sono memorizzati temporaneamente e vengono cancellati quando l’utente chiude il browser. Se l’utente si registra al Sito, può utilizzare cookies che raccolgono dati personali al fine di identificare l’utente in occasione di visite successive e di facilitare l'accesso - login al Sito (per esempio conservando username e password dell’utente) e la navigazione sullo stesso. Inoltre Yoga Meditazione Benessere utilizza i cookies per finalità di amministrazione del sistema. Il Sito potrebbe contenere link ad altri siti di cui non ha alcun accesso o controllo su cookies, web bacon e altre tecnologie di tracciamento usate sui siti di terzi cui l’utente può accedere dal Sito, sulla disponibilità, su qualsiasi contenuto e materiale che è pubblicato o ottenuto attraverso tali siti e sulle relative modalità di trattamento dei dati personali; Yoga Meditazione Benessere a questo proposito, considerata la mole di tali siti terzi, declina espressamente ogni relativa responsabilità. L’utente dovrebbe verificare la privacy policy dei siti di terzi cui accede dal Sito per conoscere le condizioni applicabili al trattamento dei dati personali poiché la Privacy Policy di Yoga Meditazione Benessere si applica solo al Sito come sopra definito.

Cookies persistenti:
I cookies persistenti sono memorizzati sul dispositivo degli utenti tra le sessioni del browser, consentendo di ricordare le preferenze o le azioni dell'utente in un sito. Possono essere utilizzati per diversi scopi, ad esempio per ricordare le preferenze e le scelte quando si utilizza il Sito.


Cookies essenziali: 
Questi cookies sono strettamente necessari per il funzionamento del Sito. Senza l'uso di tali cookies alcune parti del Sito non funzionerebbero. Comprendono, ad esempio, i cookies che consentono di accedere in aree protette del Sito. Questi cookies non raccolgono informazioni per scopi di marketing e non possono essere disattivati.

Cookies funzionali:
Questi cookies servono a riconoscere un utente che torna a visitare il Sito. Permettono di personalizzare i contenuti e ricordate le preferenze (ad esempio, la lingua selezionata o la regione). Questi cookies non raccolgono informazioni che possono identificare l'utente. Tutte le informazioni raccolte sono anonime.

Cookies di condivisone sui Social Network:

Questi cookies facilitano la condivisione dei contenuti del sito attraverso social network quali Facebook e Twitter Google+. Per prendere visione delle rispettive privacy e cookies policies è possibile visitare i siti web dei social networks. Nel caso di Facebook e Twitter, l'utente può visitarehttps://www.facebook.com/help/cookieshttps://twitter.com/privacy e http://www.google.it/intl/it/policies/


Nello specifico, si riporta di seguito la lista dei principali cookies utilizzati sul Sito e relative descrizioni e funzionalità, compresa la durata temporale.

Nome Cookie Tipologia Descrizione/scopo
TinyMCE_jform_articletext_size Sessione Sessione
000993c111d5b120f01fe0e230798eef Sessione Ha la finalità di velocizzare la navigazione del sito
db0bf62bfcd5067e1683a41e9ae5b066 Sessione Ha la finalità di velocizzare la navigazione del sito
919e85b9fc715554d83ef975838afc6a Sessione Cookie di sessione del CMS
d8e52b77c08da9211c6e34237521c843 Sessione Cookie di sessione del CMS
jpanesliders_content-sliders- Sessione Cookie di sessione del CMS
jpanesliders_content-sliders-203 Sessione Cookie di sessione del CMS
jpanesliders_panel-sliders Sessione Cookie di sessione del CMS
jpanesliders_menu-sliders- Sessione Cookie di sessione del CMS
jpanesliders_permissions-sliders- Sessione Cookie di sessione del CMS
jpanesliders_permissions-sliders-203 Sessione Cookie di sessione del CMS
jpanesliders_permissions-sliderscom Sessione Cookie di sessione del CMS
jpanesliders_position-icon Sessione Cookie di sessione del CMS
wf_visualblocks_state Sessione Cookie di sessione del CMS
fmalertcookies Permanente per 30 gg. Cookie per memorizzare l'accettazione dei cookie
__utma Persistente – 2 anni Necessario al servizio di terze parti Google Webmaster e Analytics
__utmb Persistente durata 30 minuti Necessario al servizio di terze parti Google Webmaster e Analytics
__utmz Persistente durata 6 mesi Necessario al servizio di terze parti Google Webmaster e Analytics
__utmt_ga Persistente - usato per distinguere gli utenti Necessario al servizio di terze parti Google Webmaster e Analytics
__utmc Persistente durata 1 anno Necessario al servizio di terze parti Google Webmaster e Analytics

Cookie di Google Maps 

Il sito fa uso del servizio Google Maps. I cookie di Google Maps sono identificati come:

Nome cookie Tipologia Descrizione / Scopo
APISID persistente Memorizza le preferenze e le informazioni dell’utente ogni volta che visita pagine web contenenti mappe geografiche di Google Maps
GMAIL_RTT sessione Cookie correlato a servizi di Google (come Google Maps)
GoogleAccountsLocale_session sessione Cookie che consente la visualizzazione di funzionalità di Google maps
HSID persistente Memorizza le preferenze e le informazioni dell’utente ogni volta che visita pagine web contenenti mappe geografiche di Google Maps
NID persistente Memorizza le preferenze e le informazioni dell’utente ogni volta che visita pagine web contenenti mappe geografiche di Google Maps
PREF persistente Memorizza le preferenze e le informazioni dell’utente ogni volta che visita pagine web contenenti mappe geografiche di Google Maps
SAPISID persistente Memorizza le preferenze e le informazioni dell’utente ogni volta che visita pagine web contenenti mappe geografiche di Google Maps
SID persistente Ricorda le preferenze di settaggio dell'utente (per esempio livello di zoom impostato)
SSID persistente Ricorda le preferenze di settaggio dell'utente (per esempio livello di zoom impostato)

Cookies di terze parti

Facebbok 

datr – persistente

fr – persistente

lu – persistente

wd – sessione

reg_fb_gate – sessione

reg_fb_ref – sessione

reg_ext_ref – sessione

Doubleclick.net (Servizio di Google)

id

_drt_

Cookie di profilazione

Sono quei cookie necessari a creare profili utenti al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall’utente all’interno delle pagine del Sito.

Questo sito web non utilizza cookie di profilazione propri.

Come modificare le impostazioni sui cookies
La maggior parte dei browser accetta automaticamente i cookies, ma l’utente normalmente può modificare le impostazioni per disabilitare tale funzione. E' possibile bloccare tutte le tipologie di cookies, oppure accettare di riceverne soltanto alcuni e disabilitarne altri. La sezione "Opzioni" o "Preferenze" nel menu del browser permettono di evitare di ricevere cookies e altre tecnologie di tracciamento utente, e come ottenere notifica dal browser dell’attivazione di queste tecnologie. In alternativa, è anche possibile consultare la sezione “Aiuto” della barra degli strumenti presente nella maggior parte dei browser.


E' anche possibile selezionare il browser che utilizzato dalla lista di seguito e seguire le istruzioni: - Internet Explorer; - Chrome; - Safari; - Firefox; - Opera. Da dispositivo mobile: - Android; - Safari; - Windows Phone; - Blackberry.

Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio offerto da Yoga Meditazione Benessere.

Questa pagina è visibile, mediante link in calce in tutte le pagine del Sito ai sensi dell’art. 122 secondo comma del D.lgs. 196/2003 e a seguito delle modalità semplificate per l’informativa e l’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.126 del 3 giugno 2014 e relativo registro dei provvedimenti n.229 dell’8 maggio 2014.

Copyright © 2013. © Tutti i diritti riservati. © E' vietata la riproduzione di testi ed immagini, anche fotografiche, senza preventiva autorizzazione scritta. Per immagini o foto prese da internet sarà sempre indicata la fonte. Qualora gli autori o i detentori dei diritti fossero contrari alla pubblicazione potranno contattarmi e provvederò immediatamente a rimuoverle. Questo sito non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. L’autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all’autore.  Rights Reserved.