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La cultura di Canegrate e l'età del Bronzo Recente in Lombardia

Urnette biconiche, alto labbro svasato, decorato a incisione sopra il diametro massimo da cerchietti compresi tra linee parallele. Necropoli di Appiano Gentile – Museo Civico Archeologico P. Giovio di ComoCon la definizione di Bronzo Recente (BR) si indica, in Italia settentrionale, un periodo compreso all'incirca tra il 1300 e il 1150 a.C. e contraddistinto da una marcata diversificazione delle facies archeologiche, una situazione che ha le sue origini già nella precedente età del Bronzo Medio (BM).
Nella zona compresa tra le Alpi e i fiumi Serio e Oglio, corrispondente a Liguria, Piemonte e Lombardia occidentale, si sviluppano diverse facies archeologiche: procedendo da occidente verso oriente troviamo la facies di Viverone, la cultura della Scamozzina e la cultura di Canegrate; più a sud, in area ligure e nel Piemonte meridionale, le testimonianze archeologiche restituiscono la presenza di un ulteriore gruppo culturale, definito facies di Alba-Solero e di S. Antonino di Perti. Queste facies archeologiche vanno ad occupare un territorio che ha pochi legami e affinità con il resto della penisola e che gravita, piuttosto, verso l'Europa continentale con evidenti contatti con l'area Reno-Svizzera-Francia orientale.Durante il BR nella zona centrale dell'Italia settentrionale (Lombardia orientale, pianura veneta, emiliana e friulana, Trentino) assistiamo alla massima espansione degli abitati palafitticoli nelle zone subalpine e collinari e delle analoghe Terramare in ambito padano. Gli abitati acquistano grandi dimensioni e si espandono notevolmente rispetto al periodo precedente e, nelle zone di pianura, si riscontra una fitta trama di insediamenti disposti a circa 5 km l'uno dall'altro. In ambito orientale, dal Carso all'Istria, si sviluppa invece la facies dei Castellieri, caratterizzata dall'omogeneità e continuità nella tipologia di insediamento, che avviene in altura, all'interno di aree munite di cinte difensive, spesso in posizioni strategiche per il controllo del territorio.

La differenziazione culturale della zona occidentale, come dicevamo, inizia già nel BM ed è riconoscibile in particolar modo dalle ceramiche e dai manufatti metallici, che presentano caratteristiche peculiari che li differenziano dal resto dell'Italia settentrionale e che li rendono affini a quelli delle vicine regioni transalpine.I dati a nostra disposizione sono ancora pochi ed approssimativi, sia per il fatto che provengono da vecchi contesti di indagine sia perché gli scavi più recenti sono stati studiati e pubblicati solo in parte; a queste problematiche si aggiunge una copertura poco omogenea di un così vasto territorio.
I due siti palafitticoli rinvenuti sul Lago di Viverone presentano ceramica contraddistinta da decorazione a scanalature e coppelle con centro rilevato e dalla scomparsa delle anse sulle tazze. Queste caratteristiche appaiono già nel BM e continuano per tutto il BR, in un ambito geografico che comprende quasi tutto il Piemonte, sia nella fascia collinare che in quella di pianura.

Nella zona ligure, povera di risorse e a bassa intensità insediativa, la popolazione è costituita da piccoli gruppi che praticano l'agricoltura di sussistenza e la pastorizia itinerante, integrate da caccia, pesca e raccolta, e che vanno ad occupare siti diversificati: zone costiere collegate ad ambienti umidi, siti in grotta, abitati d'altura. La ceramica risente dei contatti commerciali marittimi sia verso il Midi francese e la Corsica, sia verso la Riviera di Levante e la Toscana ma presenta anche molte affinità con quella rinvenuta a Viverone.
Ma la zona meglio conosciuta di questo comprensorio è sicuramente quella della Lombardia occidentale che vede lo svilupparsi prima della cultura della Scamozzina-Monza e, poi, della cultura di Canegrate. A partire dalla fine del XIV secolo a.C. si va definendo una specifica fisionomia culturale per questo territorio comprendente la Lombardia occidentale e il Novarese dove, qualche secolo dopo, si svilupperà la cultura di Golasecca.

Armilla di nastro a capi aperti, con sezione piano-convessa e decorazione lineare incisa Necropoli di Appiano Gentile – Museo Civico Archeologico P. Giovio di ComoLa cultura della Scamozzina prende nome dalla necropoli rinvenuta alla cascina Scamozzina in comune di Albairate (MI), nei pressi di Abbiategrasso; ceramiche simili a queste vennero in seguito rinvenute nelle tombe con corredo di spade a Monza, alla Cattabrega di Crescenzago (MI) e a Cologno al Serio (BG), oltre che nel Piemonte occidentale e meridionale (Alba, Villar Focchiardo). In questo periodo si afferma il rito della cremazione con le ossa combuste che venivano poste nell'urna insieme agli oggetti di corredi; questi ultimi erano di solito integri e non avevano subito gli effetti del rogo mentre in altri casi erano contorti o spezzati intenzionalmente secondo note pratiche rituali presenti in numerosi ambiti culturali. In particolare le spade, caratteristiche della fase finale di questa cultura (inizio XIII a.C.), sono sempre spezzate o ritorte. La ceramica di questa facies culturale presenta urne biconiche decorate con motivi a zig-zag, a punti impressi, a festoni. Uno dei motivi di maggior successo è quello di due fasce di triangoli tratteggiati con il vertice contrapposto che vanno perciò a formare una banda a zig-zag ottenuta a risparmio. Si assiste anche al diffondersi della decorazione a falsa-cordicella.
La cultura della Scamozzina, all'inizio considerata coeva a quella di Canegrate, si pone invece in un momento cronologico immediatamente precedente a quest'ultima. La facies Scamozzina si collocherebbe nella fase finale del BM e in una iniziale del BR; in particolare a quest'ultimo periodo cronologico corrisponderebbero le tombe con armi di Monza, Crescenzago e Cologno al Serio, oltre che quelle di recente scoperta a Gambolò (PV). Una tomba della cultura di Scamozzina si trova anche nella grande necropoli di Canegrate, in particolare nella zona orientale, quella che ha restituiti i manufatti più antichi; a conferma di questo, in quest'ultima parte della necropoli troviamo il maggior numero di urne con ciotola-coperchio, aspetto funerario diffuso nella cultura della Scamozzina, ma che tende a scomparire in quella di Canegrate.
La successiva cultura di Canegrate è circoscritta ad un contesto geografico più ristretto, quello che comprende il Canton Ticino, i laghi lombardi (in particolare Verbano e Ceresio) e l'alta pianura tra Novara e Milano; qualche attestazione si rinviene anche nel Vercellese. Sembra pertanto che la cultura di Canegrate prediligesse l'area dell'alta pianura e la fascia prealpina e alpina, al contrario di quella della Scamozzina, più legata ad ambienti di pianura. I dati archeologici in nostro possesso arrivano prevalentemente dalle necropoli, mentre pochissimi sono gli abitati conosciuti, per lo più da vecchi scavi non scientifici. La più grande necropoli, scavata e documentata abbondantemente da Ferrante Rittatore tra il 1953 e il 1956, è quella scoperta a Canegrate, che ha dato nome alla cultura archeologica. Nella cultura di Canegrate si assiste all'introduzione di alcune novità nel rituale funerario e nello stile ceramico. Il rito funerario esclusivo è la cremazione con la deposizione delle ceneri in un'urna, pratica che non si discosta da quella della precedente cultura della Scamozzina. La novità sta nel fatto che il corredo, sempre presente, è stato arso sul rogo insieme al cadavere ed è pertanto costituito prevalentemente dagli abiti e dagli oggetti d'ornamento del defunto. A volte entro l'urna è posto un vasetto di piccole dimensioni, un uso caratteristico della successiva cultura di Golasecca, mentre, come detto, tende a scomparire l'uso della ciotola-coperchio.

La ceramica di Canegrate si differenzia da quella precedente per la scomparsa della decorazione a falsa-cordicella e dei motivi geometrico-lineari. Il nuovo stile decorativo è costituito da fasci di leggere solcature lungo la spalla, disposti verticalmente o alternati, verticali ed orizzontali. Si tratta di una decorazione simile a quella della cultura dei Campi d'Urne dell'Europa centro-occidentale, un particolare che analizzeremo in seguito. Per quanto riguarda la distribuzione geografica dei ritrovamenti, al momento possiamo osservare una forte concentrazione di siti nel Canton Ticino, soprattutto lungo la direttrice che dal Verbano porta ai passi alpini (siti di Castello di Tegna, Locarno, Tenero, Gudo, Giubiasco e Arbedo-Cerinasca, Claro, Mesocco); sempre nel Canton Ticino, nei pressi del Ceresio è il sito di Rovio. In ambito italiano i siti più orientali sono rappresentati da Canegrate, Legnano, Appiano Gentile, Cantello e Isolino-Virginia, sul lago di Varese. Un'ulteriore forte concentrazione si rinviene lungo il Ticino con i siti di Glisente, Castelletto Ticino, Coarezza e Robecchetto con Induno. Un'ultima zona di frequentazione è il Novarese, il Pavese e il Biellese (pochi ritrovamenti sparsi nei siti di Vicolungo, Lumellogno-Bisognina, Garlasco-Cascinassa, Burcina di Biella).

Scodellone d'impasto troncoconico con fondo piano, orlo piatto e labbro appena esoverso  Necropoli di Appiano Gentile, tomba 12 – Museo Civico Archeologico P. Giovio di ComoLa necropoli eponima della cultura di Canegrate è stata scavata tra il 1953 e il 1956 da Ferrante Rittatore ed ha restituito 164 tombe localizzate in un'area di circa 800 mq, alcune delle quali rinvenute nel 1926 dall'ingegnere Sutermeister in una vicina cava di ghiaia. Si stima che le sepolture totali della necropoli fossero oltre 300, considerando che molte sono andate distrutte nei lavori di estrazione in una vicina cava di ghiaia nella parte orientale della necropoli e altre dovevano trovarsi in un'area di 140 mq dove il deposito archeologico è stato asportato dalla costruzione di un'abitazione. Alla luce di questi dati la necropoli doveva, quindi, estendersi per la lunghezza di 65 m in direzione est-ovest mentre verso nord le tombe si diradavano notevolmente per lasciare posto ad alcuni ustrina, luoghi di cremazione dei defunti. Un'altra sepoltura è stata rinvenuta 600 m più a sud, nel cortile dell'asilo comunale, a testimonianza di un ulteriore nucleo di tombe che non è mai stato indagato.
Un abitato del BR, coevo alla necropoli, è stato ritrovato 2,5 km a nord, in località Gabinella di Legnano. Vista la distanza, è estremamente improbabile che le sepolture di Canegrate siano da riferirsi a questo nucleo abitativo quanto, piuttosto, a uno dei numerosi villaggi che erano dislocati sul paleoterrazzo fluviale del fiume Olona.

Nella necropoli di Canegrate il rito funerario esclusivo è rappresentato dalla cremazione. Le tombe si trovavano in semplici buche nel terreno dove era deposta l'urna cineraria oltre a terra e cenere recuperate dal rogo; raramente le tombe erano coperte o foderate con qualche ciottolo. Le sepolture più povere erano prive di urna e le ceneri erano collocate in nuda terra, coperte solo da qualche frammento ceramico, forse contenute originariamente in un contenitore di materiale organico (sacchetti di cuoi, ciotole o altri contenitori di legno). Di norma ci troviamo di fronte a sepolture singole ma in alcuni casi il pozzetto o l'urna erano stati usati per più deposizioni: un bambino e un adulto nella tomba 25, i resti di cinque bambini entro la stessa urna nella tomba 9.
Una particolarità riscontrabile nella cultura di Canegrate è quella di disporre le urne che contenevano i resti di individui di sesso maschile in posizione capovolta all'interno del pozzetto e in posizione diritta per gli individui di sesso femminile. Non ha trovato invece una totale conferma l'ipotesi che vedeva l'uso di deporre le ceneri di bambini in urnette di forma biconico-lenticolari, mentre quelle degli adulti in urne più grandi. Se le urnette biconico-lenticolari sono usate sia per adulti che per bambini è, però, altrettanto vero che le grandi urne biconiche contengono sempre i resti di individui adulti. L'uso della ciotola-coperchio al di sopra dell'urna, tipico della cultura della Scamozzina, è poco frequente a Canegrate e limitato alle tombe più antiche; occasionale è anche la presenza di vasetti accessori dentro l'urna mentre è da segnalare la presenza di fori, probabilmente dal carattere rituale, sul fondo o sulle pareti del cinerario.

La necropoli di Appiano Gentile, situata in località Monte di Mezzo, è stata rinvenuta agli inizi degli anni '30 ma, delle circa settanta tombe di cui era composta, ne sono state scavate scientificamente e conservate solo una quindicina.
Le urne funerarie, venute alle luce a seguito di lavori agricoli, si trovavano ad una scarsa profondità (30-50 cm) ma la pressione della terra e le radici degli alberi le avevano ridotte in frantumi, anche per via della scarsa qualità dell'argilla, cotta poco e malamente, che si era progressivamente dissolta nel terreno in cui le urne erano contenute. Tra le tombe scavate regolarmente abbiamo casi di ceneri poste in nuda terra, oppure rinvenute insieme a pochi cocci non ricomponibili; le buche erano, a volte, in parte foderate da lastrine di pietra o da ciottoli.
Questa ceramica, così grezza, aveva impasto nerastro e presentava una scarsa e semplicissima decorazione, a unghiate impresse sull'argilla ancora cruda. Le forme delle urne sono molto varie: biconiche, globulari, lenticolari, a ciotola. Gli oggetti in bronzo sono rappresentati da diversi frammenti di armille a decorazione incisa, alcuni aghi-crinale e tre lame di pugnale a forma di foglia con immanicatura con fori per ribattini.
Tra le sepolture se ne segnala una particolarmente interessante, di un individuo di sesso femminile. L'urna aveva forma sferoidale, con labbro leggermente svasato e cordone al di sotto del collo. Tra gli altri oggetti si segnalano uno spillone a testa di papavero di forma globosa, un frammento di armilla a sezione circolare, un perla di vetro blu con appliques di vetro azzurro.

Tra i materiali rinvenuti nel Canton Ticino si distingue la necropoli di Rovio, scavata verso la fine dell'800, per via di alcuni importanti ritrovamenti e per l'abbondanza e ricchezza dei corredi. Tra la trentina di tombe si devono segnalare alcuni rinvenimenti: un coltello a manico fuso a lingua di presa, con alette e anello terminale, l'unico esemplare di questo tipo trovato a sud delle Alpi; un fermaglio circolare da cintura di tipo Untereberfing, un tipo diffuso nella Germania sud-occidentale, in Baviera e nell'altopiano elvetico.
Perla di vetro blu con appendici in vetro azzurro Necropoli di Appiano Gentile, tomba 12 – Museo Civico Archeologico P. Giovio di ComoLa necropoli di via S. Jorio a Locarno ha restituito circa una quindicina di tombe dal corredo molto povero ma i cui materiali hanno notevoli somiglianze con la necropoli di Canegrate. Si tratta del più consistente nucleo di materiale conservato anche perché quello di Rovio è andato, per buona parte, disperso. A Tenero si segnala una sola tomba mentre più numerose sono quelle scavate nei dintorni di Bellinzona, nell'ambito delle ricerche nelle ben più rinomate necropoli dell'età del Ferro riferibili alla cultura di Golasecca (Cerinasca, Castione, Claro, Gudo, Giubiasco).

Le informazioni riguardo gli abitati sono molto poche. Se ne segnala uno al Castello di Tegna in Valtamagna, su un promontorio roccioso naturalmente fortificato. Altri siti sono stati rinvenuti recentemente in Mesolcina: sul pianoro di S. Maria del Castello e lungo le sue pendici.

Dagli scavi nelle necropoli, in particolare da quella eponima, è stato possibile riconoscere due classi di ceramiche, una ad impasto fine e una ad impasto grossolano. La prima categoria presenta impasto fine, con la superficie lucida o semi-lucida, ben ingubbiata, di colore nero o terra di Siena bruciata; la seconda ha impasto grossolano, superficie grezza, opaca, di colore giallastro o giallo-nerastro.
Per quanto riguarda le forme, la ceramica fine comprende soprattutto: piccole urne biconico-lenticolari a doppia carenatura; urne biconiche; urne bulbose con spalla arrotondata, alto collo a profilo concavo; scodelle carenate. Le diverse forme presentano anche differente decorazione: le urne a doppia carenatura portano una serie di solcature orizzontali, verticali o oblique nella zona compresa tra le due carene; le urne a bulbo hanno decorazione concentrata sulla spalla e costituita da fasci di solcature e coppelle disposte in vario modo; i biconici presentano decorazione con solcature verticali, oblique, a zig-zag, a finta cordicella, disposte subito sopra il diametro massimo.
La ceramica grossolana è formata prevalentemente da ollette ovoidi con fondo piatto e orlo esoverso e da vasi troncoconici. La decorazione è realizzata a stecca, a unghiate o con l'impressione del polpastrello, a volte su tutta la superficie del vaso.
Una tipologia decorativa originale, presente anche nella cultura di Golasecca, è quella a incrostazioni di stagno: si tratta dell'applicazione, sull'argilla cruda del vaso, di sottili foglie metalliche in modo da formare un ornamento particolare. Un'urna della tomba 83 di Canegrate presenta questo tipo di decorazione che va a delineare una serie di rombi racchiusi in due fasce di linee orizzontali; sempre dalla stessa tomba un'altra urnetta presenta decorazione a raggiera ottenuta con lo stesso sistema. Si tratta del più antico esempio dell'uso di questa tecnica decorativa in Italia, documentata nella stessa epoca nella necropoli di Neftenbach (Svizzera) e in epoca più antica a Pitten (Austria) e in ambito miceneo.

Tra i tipici oggetti di corredo troviamo gli spilloni, le armille e le armi. Si tratta di oggetti che, salvo rari casi, si rinvengono in condizioni frammentarie oppure deformati termicamente in quanto provengono dal rogo funebre.
Gli spilloni si dividono in 4 categorie in base alla forma e decorazioni della capoccia e del collo: spilloni con capoccia tronco-conica e collo decorato a linee incise e/o piccole costolature; spilloni a testa di papavero di forma globosa oppure con testa di piccole dimensioni.
Lame di pugnale con codolo a lingua e fori per ribattini  Necropoli di Appiano Gentile – Museo Civico Archeologico P. Giovio di ComoI braccialetti e le armille a capi aperti si classificano in base al tipo di sezione e alla decorazione. Le armille a sezione piano-convessa appiattita presentano quattro varianti decorative in cui si trovano campi ovali, ellittici o quadrati combinati a linee incise e punteggiature, il tutto secondo precisi modelli geometrici. Abbiamo poi una tipologia di armille che mostrano spessore molto sottile con sezione ad arco di cerchio, decorata a fasce tratteggiate, a zig-zag e a V. Infine troviamo anche armille di forte spessore, con sezione a D e decorazione con campo centrale ellittico e linee incise, punteggiature o costolature.
Le armi, presenti prevalentemente nelle tombe maschili, si distinguono in spade, cuspidi di lancia, pugnali e coltelli. Nella necropoli di Canegrate i pugnaletti tipo Voghera e tipo Augst provengono, invece, da due tombe femminili, rispettivamente la 75 e la 132. Quest'ultimo permette di datare il pugnale tipo Augst al BR, essendo l'unico esemplare di questa tipologia che arriva da uno scavo accuratamente documentato, nonostante sia un tipo ampiamente diffuso in ambito terramaricolo e nell'Europa centrale.

Significativa è la presenza, nelle necropoli di Canegrate e di Appiano Gentile, di alcune perle in pasta vitrea. Questi manufatti, oltre ad essere utili ai fini della datazione, permettono di chiarire le direttrici commerciali, gli scambi e i contatti tra i diversi ambiti culturali.
Dalla tomba 75 di Canegrate proviene una perla ad anello di colore azzurro. Si tratta di una tipologia databile al BR e presente per tutto il Bronzo Finale (BF – 1150-900 a.C.) nella zona dei Campi d'Urne tirolesi, nonché a Frattesina di Fratta Polesine (RO) e Pianello della Genga (AN). Ad Appiano Gentile è presente, invece, una perla di vetro blu con applicazione di quattro gocce di vetro azzurro, posta alla sommità di un ago-crinale in bronzo.

I soli elementi che possono informarci della struttura sociale delle comunità della cultura di Canegrate sono le necropoli, in particolare quella eponima, in quanto gli abitati individuati sono pochi e solo recentemente scavati e, per ora, hanno restituito un basso numero di dati. Ci si preclude così la possibilità di comprendere tutta una gamma di dati indispensabili a ricostruire le strutture abitative, l'estensione degli abitati, l'economia primaria.
Altre informazioni ci vengono invece dalle necropoli, in particolare i dati sull'articolazione della società. Nella necropoli di Canegrate non si trovano nuclei distinti di tombe e nemmeno sepolture che si distinguono, per quantità o qualità degli oggetti di corredo, rispetto alle altre. Nei corredi troviamo sia armi che oggetti relativi all'abbigliamento e ornamenti, ma non abbiamo altri indicatori dello status sociale del defunto. Le tombe sembrano perciò indicare l'esistenza di una società relativamente uniforme, dove sono assenti forti differenze socio-economiche e la solo discriminante dello status sociale è rappresentata dal sesso. Questa differenza di genere si riscontra sia nelle diverse tipologie di oggetti presenti nelle tombe (armi per gli uomini, ornamenti per le donne), sia nell'orientamento bipolare che contraddistingue la deposizione delle urne all'interno del pozzetto funerario, diritta per le donne, capovolta per gli uomini.

Come precedentemente accennato, la cultura di Canegrate ha instaurato rapporti commerciali soprattutto con la zona nord-occidentale dell'Italia e il sud-est della Francia. I legami con la cultura palafitticola e terramaricola della zona benacense e della Pianura Padana centrale sono invece estremamente scarsi (si segnala un'armilla tipo Canegrate rinvenuta a Peschiera e poco altro).
Ceramiche tipo Canegrate si ritrovano nel Cuneese, ad Alba, e fino a Finale Ligure, in località Sant'Antonino di Perti; un'olletta biconico-lenticolare è stata rinvenuta a Zeri, in Lunigiana. Più ad ovest, oltre le Alpi, ceramiche di questo tipo sono arrivate fino al Vallese, in Savoia, nel Delfinato e in Provenza.

Per quanto riguarda la produzione metallurgica, le somiglianze maggiori si riscontrano nell'artigianato dei territori a nord-ovest delle Alpi, tra Reno, Senna ed altopiano elvetico. In particolare le affinità più rilevanti riguardano gli spilloni, i braccialetti, i coltelli a manico fuso e le spade. I pugnali a manico a giorno (come il tipo Voghera) e le armille a capi aperti presentano somiglianze con quelli della regioni a nord-est delle Alpi (Baviera, Turingia e Boemia).
Le analisi chimiche sulla composizione delle lega di bronzo di alcuni oggetti rinvenuti a Canegrate hanno rilevato valori di stagno molto alti (tra 8,5% e 13%), con grosse quantità di piombo, argento, arsenico e ferro, con quantità di argento maggiori rispetto a quelli dell'arsenico; antimonio e nichel sono presenti solo in tracce. Questi risultati si discostano notevolmente dalle analisi svolte su manufatti della zona gardesana e terramaricola che presenta quantità di argento molto minori, al di sotto dei valori di arsenico, antimonio e nichel. Si tratta di un'ulteriore conferma dell'estraneità delle due aree culturali.

Oltre ai bronzi, è stata ricavata anche la composizione chimica della perla in pasta vitrea della tomba 75 di Canegrate. Questa ha rivelato una composizione del tipo HMG (high magnesium glass), una tipologia con alti valori di magnesio e bassi di potassio, diffusa in Grecia, nel Vicino Oriente e nell'area terramaricola dalla metà del II fino ai primi secoli del I millennio a.C. Non è possibile stabilire, allo stato attuale delle ricerche, se il vetro fosse prodotto in loco oppure importato in lingotti. Il colore blu era ottenuto con l'aggiunta di rame alla pasta vetrosa.
A partire dal Bronzo Finale si diffondono, invece, perle di pasta vitrea del tipo LMHK (low magnesium high potassium) a cui seguiranno, nell'età del Ferro, le perle tipo LMG (low magnesium glass).

Spillone a testa biconica decorata a cerchi concentrici e motivi radiali incisi Necropoli di Appiano Gentile, tomba 12 – Museo Civico Archeologico P. Giovio di ComoLa cultura di Canegrate è senza dubbio l'antenata della più rinomata e ricca cultura di Golasecca che inizia a svilupparsi già a partire dal BF con il Protogolasecca e prosegue per tutta la prima età del Ferro. Questo fatto è evidente soprattutto per quanto riguarda il rituale funerario: in entrambi i gruppi culturali si riscontra l'uso della cremazione del defunto e la deposizione delle sue ceneri in un urna con gli oggetti arsi sul rogo; in certi casi dentro l'urna funeraria o nella tomba è posto un vasetto accessorio, aspetto tipico della successiva età del Ferro. Inoltre, l'areale geografico della cultura di Canegrate corrisponde sostanzialmente con quello della cultura di Golasecca e molti siti occupati da quest'ultima nell'età del Ferro presentano una fase di occupazione già nel BR, pertinente alla cultura di Canegrate (Giubiasco, Cerinasca d'Arbedo, Gudo, Claro).

Fin dalle prime scoperte ci si rese conto che la decorazione ceramica aveva forte affinità con quella della cultura dei Campi d'Urne transalpina, di etnia celtica. Per questo motivo, già Ferrante Rittatore aveva pensato che la cultura di Canegrate avesse origine dall'immigrazione di gruppi di tradizione celtica che, scesi verso sud tramite i passi alpini del San Bernardino e dello Spluga, avrebbero introdotto il rito incineratorio e, fondendosi con le popolazioni locali, dato vita alla cultura di Golasecca. Questa tesi venne accolta da molti importanti studiosi contemporanei tra cui L. Pauli, P. Laviosa Zambotti e P. Bosch Gimpera. Ad ulteriore conferma di questa ipotesi erano le iscrizioni in lingua celtica ed alfabeto leponzio pertinenti alla cultura di Golasecca, considerata oggi come allora la naturale discendente della cultura di Canegrate.
Per questi motivi e per la presunta cesura con la precedente cultura della Scamozzina si decise di collocare cronologicamente questo evento migratorio all'inizio del Bronzo Recente. Intorno al 1250 a.C. si sarebbe dunque verificato lo spostamento verso sud di genti provenienti dalle regioni transalpine orientali e dagli altopiani svizzeri.

In realtà i ritrovamenti e gli studi successivi hanno in parte modificato questa visione. Queste ricerche hanno accertato che fu la cultura della Scamozzina, antecedente a quella di Canegrate, ad introdurre il rito funerario incineratorio in quest'area geografica. Tuttavia erano chiare, tra le due, alcune differenze culturali, come il fatto che il rito delle la cultura della Scamozzina non prevedesse il passaggio del corredo sul rogo funebre. Per questo motivo, alcuni archeologi hanno continuato a considerare la cultura di Canegrate come un momento di discontinuità rispetto alla precedente cultura della Scamozzina, soprattutto per via del suo stile ceramico nuovo e degli oggetti metallici legati ad ambiti culturali transalpini. Altri studiosi, invece, hanno posto l'attenzione sugli aspetti di continuità tra la cultura della Scamozzina e quella di Canegrate, come la persistenza nell'occupazione di un medesimo areale geografico (ma non degli stessi siti) e nell'uso del rituale funebre incineratorio. In base a questi elementi la cultura della Scamozzina era strettamente legata a quella di Canegrate e rappresentava una sua fase precedente andando a delineare un processo di sviluppo che terminava con la cultura di Golasecca, ma di cui era ancora difficile scorgere l'origine. E tuttavia, anche da questi studiosi, non si metteva in dubbio il legame tra queste culture dell'Italia nord-occidentale con la cultura dei Campi d'Urne transalpina ma si poneva la celtizzazione del territorio in una fase ancora più antica, in un periodo non ben precisato del Bronzo Medio, in cui il momento cruciale di distinzione è individuato dall'abbandono dell'inumazione dei cadaveri a favore dell'incinerazione.

Nuove importanti scoperte in territorio piemontese hanno dimostrato che i rapporti dell'area italiana nord-occidentale con i territori a nord delle Alpi sono molto più antichi della cultura di Canegrate e si collocano nella media età del Bronzo. In questo periodo si coglie un forte legame, soprattutto per quanto riguarda gli oggetti metallici, con la cultura dei Tumuli del bacino del Reno. Inoltre la ceramica rinvenuta alla palafitta di Viverone presenta una decorazione a solcature e coppelle molto più antica di quella rinvenuta a Canegrate.
Tutti questi elementi sembrano, pertanto, indicare una continuità culturale che affonda le sue radici nel Bronzo Medio. Ma a questo punto rimane difficile capire se vi fu davvero immigrazione di genti dal nord Europa verso l'Italia settentrionale oppure se avvenne il fenomeno opposto, cioè che fu la cultura di Canegrate ad esportare la propria tradizione al di là delle Alpi verso le zone contraddistinte dalla cultura dei Campi d'Urne. Altrettanto difficile risulta, perciò, individuare il momento d'inizio, se mai vi fu, della celtizzazione di questa parte d'Italia. Solo nuove scoperte e nuovi studi potranno, forse, gettare nuova luce sulla questione e dare una risposta a questi quesiti.

Andrea Burzì

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Credits immagini: le immagini sono tratte dal sito http://www.lombardiabeniculturali.it/
01. Urnette biconiche, alto labbro svasato, decorato a incisione sopra il diametro massimo da cerchietti compresi tra linee parallele. Necropoli di Appiano Gentile – Museo Civico Archeologico P. Giovio di Como
02. Armilla di nastro a capi aperti, con sezione piano-convessa e decorazione lineare incisa. Necropoli di Appiano Gentile – Museo Civico Archeologico P. Giovio di Como
03. Scodellone d'impasto troncoconico con fondo piano, orlo piatto e labbro appena esoverso. Necropoli di Appiano Gentile, tomba 12 – Museo Civico Archeologico P. Giovio di Como
04. Perla di vetro blu con appendici in vetro azzurro. Necropoli di Appiano Gentile, tomba 12 – Museo Civico Archeologico P. Giovio di Como
05. Lame di pugnale con codolo a lingua e fori per ribattini. Necropoli di Appiano Gentile – Museo Civico Archeologico P. Giovio di Como
06. Spillone a testa biconica decorata a cerchi concentrici e motivi radiali incisi. Necropoli di Appiano Gentile, tomba 12 – Museo Civico Archeologico P. Giovio di Como

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