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Il Ripostiglio della Malpensa

Il ripostiglio della MalpensaIl “Ripostiglio della Malpensa” è un complesso di oggetti in bronzo di grande pregio il cui rinvenimento è avvenuto nel 1977 nella frazione di Case Nuove, in comune di Somma Lombardo (VA). Con il termine “ripostiglio” si è soliti indicare la deposizione intenzionale di un gruppo di oggetti in metallo, in questo caso in bronzo, solitamente rotti o non più utilizzabili, che potevano servire come deposito di metallo da rifondere ad un artigiano metallurgo.

Lo scavo si è reso necessario dopo il rinvenimento fortuito di alcuni di questi oggetti durante le arature ed è stato condotto dal prof. R.C. de Marinis, allora in forza alla Soprintendenza Archeologica della Lombardia. L'attività ha portato al recupero di numerosi ulteriori oggetti in bronzo e alla scoperta di una tomba a incinerazione. I materiali pertinenti al ripostiglio erano stati dispersi dall'aratro in due direzioni diverse e, al momento della scoperta, riportavano i danni provocati dal vomere (una cuspide di lancia, ad esempio, era stata tranciata a metà). Gli oggetti del ripostiglio erano contenuti probabilmente in un recipiente di materiale organico, un sacco di cuoio o una scatola in legno che si è dissolto con il passare del tempo e ha lasciato gli oggetti di metallo a contatto con il terreno, secondo una tipologia molto frequente e denominata “ripostiglio in nuda terra”. Tutti gli oggetti concorrono a datare il ripostiglio alla fine del Bronzo Recente – inizio del Bronzo Finale (1150 a.C. circa). Per la tomba, invece, è necessario proporre una datazione di circa due secoli più recente in una fase avanzata del Bronzo Finale (X secolo a.C.), ricavabile dalla fibula ad arco semplice contenuta nell'urna cineraria.

Dal ripostiglio sono stati recuperati 34 manufatti: tre asce, tre falci, quattro cuspidi di lancia, 14 lamine in bronzo di cui 5 pertinenti a schinieri e le altre ad un probabile elmo, sette frammenti di pani in bronzo, due frammenti di armilla, un frammento di tondino decorato a tortiglione. Si tratta, perciò, di un ripostiglio a carattere misto, cioè contenente diverse categorie di oggetti metallici e in diverso stato di conservazione, da quelli nuovi e funzionanti a quelli in frantumi o danneggiati, fino a veri e proprio lingotti di rame; gli oggetti in lamina (schinieri ed elmo) sono stati addirittura ripiegati più volte su se stessi. Come detto, tutti questi oggetti permettono di collocare la deposizione degli oggetti del ripostiglio al 1150 a.C. circa

Tra le tre asce se ne riconosce una ad alette del tipo Ortuccio, una ad alette mediane allungate e il frammento di una terza del tipo Bosisio Parini. Le tre falci, di cui una frammentaria, sono dotate di un'impugnatura a lingua di presa rettilinea che si distingue chiaramente dalla lama ricurva a curva continua; presentano inoltre presa a bordi rilevati, un foro per ribattino e base a coda di rondine, uno sperone triangolare tra impugnatura e lama. Le punte di lancia hanno forma ovale allungata con immanicatura a cannone dotata di due fori laterali per il fissaggio all'asta tramite chiodi..

Le lamine pertinenti all'elmo (per alcuni ad una corazza) si presentavano ripiegate come quelle delle schinieri. Recentemente restaurate sembra che vadano a delineare un oggetto dalla forma conica con apertura superiore di circa 1 cm e alla base otto strisce di metallo con estremità ripiegata verso l'interno. Si tratta di un oggetto con pochissimi confronti, che si può comparare ad un elmo di provenienza ignota conservato al museo nazionale di Budapest.

Il ripostiglio della MalpensaMa gli oggetti più rinomati del complesso sono sicuramente i tre schinieri bronzei. Si tratta di tre pezzi spaiati e del tutto differenti tra loro, che avevano la funzione di proteggere la parte inferiore delle gambe ed erano assicurati ad esse tramite legacci in cuoio che passavano in apposite asole poste sui lati. Non erano certamente oggetti dai fini utilitaristici in quanto la lamina, estremamente sottile, non poteva proteggere dai colpi delle armi nemiche: si trattava quindi di oggetti di prestigio, simboli di potere dei membri delle classi aristocratiche locali che manifestavano la loro posizione sociale privilegiata attraverso le armi e altri oggetti in bronzo, un uso tipico del periodo e ben attestato nelle sepolture protogolasecchiane di questi secoli. Tutti e tre gli esemplari sono decorati a sbalzo mediante piccoli puntini.

L'esemplare di maggiori dimensioni presenta quattro ruote raggiate collocate in quattro zone delimitate da tre linee perpendicolari. Si tratta di un motivo chiaramente solare al cui centro vi è una borchia realizzata a sbalzo, piatta. Il secondo, leggermente più piccolo, presenta linee ricurve che simboleggiano il motivo di due teste ornitomorfe stilizzate per lato, con il becco rivolto verso l'interno e una borchia al posto dell'occhio; anche questo è un chiaro simbolo dalla valenza solare. Il terzo schiniere, delle stesse dimensioni del secondo, manca di parte del lato sinistro, e presenta su ogni lato tre teste ornitomorfe con il becco rivolto verso l'esterno e borchia al posto dell'occhio.

Schinieri di tal fatta hanno un'origine lontana, in quanto provengono dal bacino carpatico: questo tipo di schinieri è caratterizzato da decorazione a piccoli punti sbalzati che vanno a descrivere motivi a ruota raggiata o ad uccello acquatico. Si tratta di oggetti prodotti da officine specializzate nella fabbricazione di manufatti di prestigio e di lusso in lamina bronzea decorata che, in un modo o nell'altro, sono arrivati fino alla Malpensa per essere sfoggiati da un principe locale. La cosa non deve stupire in quanto, in questo preciso momento storico, l'artigianato e il commercio di oggetti bronzei di prestigio era fiorente in tutta Europa tanto che schinieri simili a quelli di Malpensa sono stati rinvenuti in una tomba di Atene; inoltre una forma di fusione per un'ascia tipo Ortuccio, una tipologia tipicamente italiana, è stata trovata a Micene, portata verosimilmente da un artigiano italico immigrato in Grecia. In Italia schinieri di questo tipo sono stati trovati solamente nella necropoli di Desmontà di Veronella (VR) che è riferibile all'orizzonte della cultura protoveneta: si tratta di una coppia, deposta in un pozzetto a probabile destinazione votiva, molto simile allo schiniere incompleto della Malpensa. Altri esemplari di questo tipo provengono da Cipro e Creta verso oriente e dalla regione di Parigi verso occidente.

Il restauro degli schinieri ha posto particolari problemi in quanto, come detto, la sottile lamina era stata ripiegata più volte su se stessa, per ridurne l'ingombro. Successivamente al ritrovamento del 1977 gli schinieri furono incautamente aperti e e il metallo, dopo 3000 anni di esposizione agli agenti del tempo, finì per spezzarsi in numerosi frammenti. Le deformazioni vennero così ridotte tramite minime azioni meccaniche e i frammenti ricomposti con l'adesivo, mentre una dipintura delle superfici le aveva rese uniformi. Recentemente si è reso necessario un ulteriore restauro in modo da rendere di nuovi fruibili questi eccezionali oggetti: si è proceduto al distacco dei vecchi supporti in plexiglas sostituiti da nuovi e più moderni, si sono eliminate le ridipinture, distaccati e ripuliti i frammenti per poi essere consolidati con resina epossidica. Si è proceduto inoltre ad un esame al microscopio binoculare e ad un'accurata opera di documentazione fotografica.

Nel complesso i materiali del ripostiglio mostrano legami e collegamenti con diversi ambiti culturali europei. La facies locale protogolasecchiana è ben rappresentata dall'ascia ad alette allungate, mentre dall'Italia peninsulare proviene l'ascia ad alette mediane tipo Ortuccio, le punte di lancia ritrovate nel ripostiglio sono frequenti nelle Alpi orientali e nel bacino carpatico e da quest'ultima zona, come abbiamo visto, provengono anche gli schinieri, tipici della cultura dei Campi d'Urne, e probabilmente l'elmo.

Per concludere è necessario fornire qualche dato riguardo la sepoltura rinvenuta insieme agli oggetti del Ripostiglio. Costituita da un pozzetto rettangolare foderato da lastre di pietra, conteneva l'urna cineraria biconica decorata con una fascia di denti di lupo incisi, una fascia di triangoli realizzati a impressione, una linea orizzontale a rotella e una fila di impressioni a C. All'interno erano le ossa combuste (senza alcuna traccia dei carboni del rogo) e una fibula ad arco semplice decorata con sottili incisioni sulla staffa e a tortiglione sull'arco: è proprio questa tipologia di fibula che permette di datare la povera deposizione al X secolo (fase avanzata del Bronzo Finale). Si tratta, perciò, di un rinvenimento di circa due secoli più recente rispetto agli oggetti del ripostiglio, con i quali non ha alcuna connessione.

Andrea Burzì

 

Bibliografia di riferimento

  • R.C. de Marinis, Il ripostiglio della Malpensa, in Restauri archeologici in Lombardia. Attività della Soprintendenza 1977-1981, Como 1982, p. 23.
  • R.C. de Marinis, La protostoria, in Archeologica in Lombardia, Milano 1982, pp. 83-106.
  • R.C. de Marinis, La civiltà di Golasecca. Gli Etruschi in Lombardia, in La Lombardia dalla Preistoria al Medioevo, Milano 1985, pp. 51-81.
  • R.C. de Marinis, Golasecca: i più antichi Celti d'Italia, in Popoli italici e culture regionali, a cura di M. Antico Gallina, Milano 1997, pp. 10-41.
  • R.C. de Marinis, Liguri e Celto-Liguri, in Italia omnium terrarum alumna, a cura di G. Pugliese Carratelli, Collana Antica Madre, Milano 1988, pp. 157-259.
  • R.C. de Marinis, Il Bronzo Recente nel Canton Ticino e la cultura di Canegrate, in I Leponti tra mito e realtà, raccolta di saggi in occasione della mostra a cura di R.C. de Marinis – S. Biaggio Simona, Locarno 2000, vol.1, pp. 93-121.
  • R.C. de Marinis, Il Bronzo Finale nel Canton Ticino, in I Leponti tra mito e realtà, raccolta di saggi in occasione della mostra a cura di R.C. de Marinis – S. Biaggio Simona, Locarno 2000, vol.1, pp. 123-146.
  • R.C. De Marinis, Il ripostiglio della Malpensa (Somma Lombardo, VA), in Alle origini di Varese e del suo territorio. Le collezioni del sistema archeologico provinciale, a cura di R.C. de Marinis, S. Massa, M. Pizzo, Roma 2009, pp. 673-680.
  • R.C. de Marinis, La necropoli del Bronzo Finale della Malpensa, in Alle Origini di Varese e del suo territorio. Le collezioni del sistema archeologico provinciale, a cura di R.C. de Marinis, S. Massa, M. Pizzo, Roma 2009, pp. 146-154
  • Grassi B., Il “ripostiglio della Malpensa, in I Signori della Brughiera. Il territorio della Malpensa tra XII e IX secolo a.C., a cura di B. Grassi B,Gravellona Toce, 2012, pp-11-14.
  • Grassi B. Mella Pariani R., Aspetti dell'ideologia funeraria dell'età del Bronzo finale in contesti inediti della Malpensa (Somma Lombardo), in Alle Origini di Varese e del suo territorio. Le collezioni del sistema archeologico provinciale, a cura di R.C. de Marinis, S. Massa, M. Pizzo, Roma 2009, pp. 497-523.
  • E. Mariani, Il ripostiglio della Malpensa, in Museo Civico di Sesto Calende. La raccolta archeologica e il territorio, a cura di M. A. Binaghi e M. Squarzanti, Brescia 2000, p. 42.

 

Credits immagini

01. Il ripostiglio della Malpensa – fonte

02. Il ripostiglio della Malpensa; da R.C. de Marinis 1988

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