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Il centro sacro di Eliopoli e il culto del sole nell'antico Egitto
 
Io sono quel grande uccello Benu a Eliopoli,
che decide quello che deve e quello che non deve essere.
Chi è questo? Il Benu di Osiride in Eliopoli.
Ciò che è e ciò che sarà è il suo corpo,
è l'eternità e la perpetuità.
Libro dei Morti, capitolo XVII
 
L'obelisco di Sesostri I presso le rovine di EliopoliIl centro sacerdotale di Eliopoli fu uno dei santuari più importanti e conosciuti dell'antichità. Il nome Heliopolis è quello che gli antichi Greci diedero al luogo e significa “città - polis - del sole – elios” ma l'antico nome egizio era Iunu. La città e il relativo santuario erano posti nel Basso Egitto ed erano la capitale del IX nomo (distretto amministrativo) del paese. Attualmente le rovine di Eliopoli si trovano nella zona diAl-Matariyya, sobborgo settentrionale de Il Cairo ma le esplorazioni archeologiche sono ostacolate sia dal fatto che nel sottosuolo sono presenti numerose infiltrazioni d'acqua, sia per l'estensione dell'abitato moderno, ormai parte integrante della periferia urbana della capitale, che si è sovrapposto ai resti antichi.
Il tempio di Atum-Ra era costituito da un grande recinto a cielo aperto al cui centro si innalzava un tozzo obelisco posto su una larga piattaforma, simbolo dei raggi solari che discendono al suolo e vero e proprio strumento di congiunzione tra cielo e terra. Il tempio, chiamato Per-Hat (Grande Casa) o Per-Atum (Casa di Atum) ospitava anche il culto dell'enneade, le nove divinità, figli di Atum, che reggevano il mondo secondo la cosmogonia eliopolitana. 
 
Il grande santuario del dio Sole
Testa di un colosso ramesside a Eliopoli, XIX dinastiaNel santuario di Eliopoli si venerava il Sole nelle sue varie manifestazioni ed ipostasi. In tempi antichi numerosi dovevano essere gli edifici adibiti al culto (la maggior parte dei quali a cielo aperto), gli obelischi e i templi solari che, insieme alle strutture destinate a funzioni utilitarie e ad alloggio dei sacerdoti, formavano il grande complesso templare di cui parlano diffusamente sia le fonti egizie che quelle greche. Essendo le ricerche archeologiche difficoltose, queste fonti scritte sono di estrema importanza per la comprensione delle attività che qui si svolgevano e sulla reale struttura del santuario eliopolitano.
Gli unici resti del grande complesso templare che fu, per quasi 3000 anni, il cuore del culto solare sono costituiti dalle vestigia di un impianto piramidale, dai resti di un tempio di Horus, da un grande obelisco in granito rosa innalzato da Sesostri I (1964-1929 a.C.) e alto poco più di 20 metri; i pochi resti di altri obelischi e monumenti completano le scarse testimonianze di questo grandioso complesso templare. Alcuni obelischi che erano ad Eliopoli sono stati asportati e portati in diversi luoghi: due obelischi di Thutmosi III si trovano a Londra e a New York, trasportati qui in tempi moderni, mentre l'obelisco ora a Montecitorio fu portato a Roma dall'imperatore Augusto nel 10 a. C. e usato come meridiana per il Campo Marzio.
Eliopoli fu fin da tempi preistorici un centro religioso importantissimo ma vide il suo maggiore sviluppo a partire dalla IV e V dinastia (2600-2350 a.C. circa), grazie alla protezione dei sovrani regnanti. Durante il regno di questi faraoni, e sotto la guida dei sacerdoti, i sovrani eressero nelle vicinanze di Eliopoli i loro monumenti funerari: le piramidi di Giza per i sovrani della IV dinastia e le piramidi di Abusir per quelli della V. Qui, nella forma di geometria e architettura sacra, vennero posti su pietra gli insegnamenti e la cultura del centro religioso e sacerdotale eliopolitano, luogo - come tutti i templi antichi - di studio, ricerca e perfezionamento interiore.
Capitello di colonna con incisi i carteggi di Sethnakht, XX dinastia egiziaI sovrani della V dinastia erano particolarmente legati al centro sacerdotale di Eliopoli. Lo dimostra senz'altro la costruzione da parte di questi re dei templi solari, una tipologia di edifici che non avrà seguito, e anche dal fatto che nei loro nomi regali compaia spesso un tributo al loro padre divino Ra: abbiamo infatti SahuRa, NeferkaRa, NiuserRa, ecc.; inoltre diversi membri della famiglia reale avevano ruoli di prestigio all'interno del santuario, sia nella sua amministrazione, sia nella pratica del culto.
Questo legame proseguirà per tutto l'Antico e Medio Regno quando Eliopoli sarà il fulcro dello stato faraonico in quanto a breve distanza dal santuario erano poste le necropoli reali (Giza, Dashur, Abusir, ecc) e la capitale politica dello stato (Menfi). Anche quando, con la salita al trono di una nuova dinastia tebana, la capitale verrà spostata più a sud, nell'odierna città di Luxor, e il dio locale Amon acquisterà sempre maggiore importanza, il culto solare non perderà di prestigio e gli obelischi continueranno ad essere innalzati all'entrata dei templi di Amon, il più importante dio tebano.
Per tutto il periodo faraonico i diversi faraoni fecero a gara per abbellire e arricchire il santuario di Ra, donando statue e obelischi, restaurando e abbellendo i templi. Attorno al santuario, e in misura crescente con l'aumentare della sua importanza, si sviluppò presto una città legata ai bisogni del clero, alle esigenza di approvvigionamento di cibo e di oggetti, alle necessità dei diversi servizi di cui i sacerdoti abbisognavano, tra cui la coltivazione dei terreni del tempio e l'allevamento del bestiame, beni che il sovrano destinava, come di consueto, ad ogni struttura templare.
Pietra benben della piramide di Amenemhat III (XII dinastia) a Dashur. Museo Egizio del CairoNel corso della storia la zona sacra di Eliopoli vide, insieme all'Egitto, periodi di decadenza e di floridezza, dominazioni straniere e il ritorno di sovrani autoctoni. Rimangono scarse rovine delle opere edilizie che i diversi faraoni lasciarono ad Eliopoli, tra cui possiamo citare i resti di uno dei numerosi colossi ramessidi che il faraone Ramses II collocò qui. Non si conosce con esattezza quale fu il ruolo del clero eliopolitano nell'introduzione del culto dell'Aten, il disco solare che il faraone Akhenaten volle sostituire agli antichi dei egizi; certamente qui, luogo d'eccellenza per la venerazione del sole, venne costruito un tempio chiamato Wetjes Aten (Elevazione del Disco Solare) ma non si sa se furono i sacerdoti di Eliopoli – come alcuni hanno ipotizzato – a voler introdurre questo culto nel paese, cercando di recuperare un prestigio che, con il passare dei secoli, era divenuto quasi esclusivo appannaggio del tempio di Amon a Tebe. Quel che è certo è che la riforma religiosa di Akhenaten non sopravvisse alla sua morte e le sue opere vennero smantellate o riutilizzate scalpellando il suo nome.
Con il declino della potenza egizia la città e il santuario caddero gradualmente in rovina: diversi autori classici –Erodoto, Diodoro Siculo, Plutarco, ecc- nominano la città e il santuario e Strabone, nel I secolo a.C., riporta che i templi erano ormai deserti e la città praticamente abbandonata. Il colpo di grazia fu la fondazione, nel 969 d.C., del primo nucleo de Il Cairo, che portò al saccheggio degli edifici eliopolitani per ricavarne materiale da costruzione; è lo stessa sorte che ebbero numerosi altri monumenti della zona, tra cui il rivestimento delle piramidi di Giza. 
Oltre ai luoghi di culto, l'indagine archeologica ha anche individuato alcune necropoli: una relativa ai sacerdoti del tempio databile alla V dinastia e una riservata ai tori Mnevis, bovini allevati nel santuario e considerati incarnazioni di Ra. La necropoli degli Alti Sacerdoti di Ra era situata nell'angolo sud-orientale del tempio di Ra, mentre un'ulteriore necropoli della popolazione cittadina, risalente al Medio e Nuovo Regno (2055-1069 a.C.) si trova 5 km ad est dell'obelisco di Sesostri. Una tomba di sacerdote più tarda, datata alla XXVI dinastia (685-525 a.C.), quando ormai il santuario era in declino, è stata scoperta nel 2004 e ha restituito oltre 400 statuette funerarie.
 
Il culto della Pietra e della Fenice
Il benben della Piramide Rossa di Snefru a DahshurNel santuario di Eliopoli si venerava il dio solare Ra-Atum. Ra, dio solare a testa di falco si lega qui con la più antica figura di Atum, il demiurgo, colui che viene all'esistenza dal caotico Oceano Primordiale. Secondo la teologia eliopolitana Atum si sarebbe manifestato per la prima volta nelle forme di astro solare che emerge dalle acque. Tramite questo atto si sarebbe creata la prima terra ferma, la “Collina Primordiale”, il centro del mondo, il nucleo intorno al quale la terra si sarebbe solidificata. La Collina Primordiale sarebbe sorta proprio nel luogo dove gli uomini avrebbero edificato il santuario di Eliopoli e qui si troverebbe concentrata gran parte dell'energia creatrice e vitale usata da Atum in quel mitico “Primo Tempo”. Sappiamo che nel santuario esisteva un luogo chiamato la “collina di sabbia”, una sorta di rappresentazione sacra della Collina Primordiale e che vi si venerava un particolare pietra, il benben, la prima sostanza solida creata dal dio, tramite una goccia del suo seme caduta nelle acque. La pietra benben, sperma solidificato di Atum e pregna della sua forza creatrice, doveva avere una forma conica -come ci informano i Testi delle Piramidi- e doveva assomigliare ad una piccola piramide. Per il suo legame con l'astro solare la pietra benben venne inserita nei principali elementi architettonici per il culto del sole. Con questa parola (usata in alternativa a pyramidion), si indicava quindi il coronamento degli obelischi, dei templi solari e delle piramidi. Si trattava di una pietra rivestita di elettron, -lega di oro e argento- che rifletteva i raggi solari e rendeva la punta di questi monumenti luccicante, per ricordare a tutti il loro legame con il sole.
L'uccello Benu posato sopra il benbenLa pietra benben era conservata in un particolare tempio dove si venerava anche l'uccello benu, quello che i Greci chiameranno fenice. Il mito narrava infatti che, appena dall'Oceano Primordiale si formò la prima terra, il grande uccello, nelle sembianze di un airone, si posò su di essa e, lanciando il suo grido, diede il via alla creazione. La fenice rappresenta un ulteriore aspetto del demiurgo Atum ed incarna il Logos originario, la Parola creatrice. Il tempio dove la fenice e la pietra erano venerate si trovava a nord della città ed era distinto dal tempio di Ra, come ci raccontano il papiro Harris ed altri documenti; le fonti scritte menzionano indistintamente il santuario come Hat Benben (casa della pietra) oppure Hat Benu (casa della fenice). Questo tempio aveva per ideogramma la figura di un airone appollaiato al di sopra della pietra conica. Entrambe le parole, benu e benben, derivano dal verbo wbn, con il significato di “elevarsi, brillare”, con evidente collegamento all'astro diurno, venerato nel santuario.
La leggenda dell'uccello benu egizio è il simbolo del dio che crea e rinnova periodicamente il cosmo e il tempo. Oltre alla storia della sua discesa sulla Collina Primordiale all'inizio del tempo, una leggenda eliopolitana narra che il benu sia nato dalle fiamme di un particolare albero all'interno del tempio, intonando un canto talmente soave da affascinare lo stesso dio Ra. 
Per il suo legame con i cicli cosmici e la rigenerazione del tempo, l'uccello benu era associato anche al dio Osiride, signore dell'oltretomba e giudice dei defunti, il dio che moriva e rinasceva. Nelle scene di psicostasia (la pesatura dell'anima) vediamo spesso l'uccello benu con una stella sul capo a indicarne la natura celeste dell'anima del defunto; se quest'ultima era considerata degna si trasformava simbolicamente in fenice e aveva accesso alla stessa forza rigeneratrice caratteristica di questo uccello.
L'uccello Benu. Affresco dalla tomba di Iry-nefer a Deir el-MedinaIl fatto che la fenice fosse raffigurata come un airone era un fatto significativo per la popolazione della terra del Nilo: questo uccello, infatti, tornava in Egitto ogni anno nella stagione dell'inondazione, evento essenziale per portare fertilità e benessere al paese. L'arrivo degli aironi nelle terre inondate dal Nilo e il loro posarsi sulle isolette che si formavano appena il livello delle acque iniziava a scendere evocavano mirabilmente il momento della creazione, quando dalle acque del Nun sarebbe emerso il benben e sopra di esso si sarebbe posata la fenice. Questo evento rappresentava un ritorno simbolico al mitico momento della creazione, quel tempo in cui il potere divino si era espresso alla massima potenza. Per il suo legame con l'inondazione e i cicli temporali cosmici la fenice era inoltre legata alla stella Sirio, astro su cui era imperniato il calcolo egizio dei lunghi cicli temporali e che, con il suo apparire all'alba nei primi giorni di agosto, indicava che era giunto il momento dell'inondazione.
Non risulta però che, come era consuetudine per l'Egitto antico, nel santuario venissero allevati aironi sacri anche perché le ricerche archeologiche non hanno rinvenuto alcuna necropoli destinata a questi animali mummificati. Gli scavi hanno invece rinvenuto un'area riservata alle sepolture dei tori Mnevis, bovini che venivano allevati nel santuario di Ra e rappresentavano una sua manifestazione terrena, un suo avatara. Il toro Mnevis, dal manto totalmente nero e con una protuberanza sulla nuca, aveva una propria mandria sacra, composta da vacche e vitelli. Un altro avatara di Ra era Khepri, lo scarabeo che simboleggiava l'astro solare che rinasce al mattino.
 
Obelischi e templi solari
Punta dell'obelisco caduto di Hatshepsut, a KarnakIl monumento per eccellenza caratteristico del culto solare, ma presente anche in altri complessi templari non specificamente dedicati a Ra, era l'obelisco. Si tratta di un tipico monumento egizio, dalla base quadrangolare e di forma allungata e sottile, terminante con una punta piramidale, a volte ricoperta di metallo (pyramidion). Le facciate potevano essere ricoperte da geroglifici, totalmente o in parte, oppure essere lasciate anepigrafe. Realizzati in pietra dura, in genere basalto o granito, erano cavati in un unico pezzo e poi trasportati al luogo di erezione tramite grosse imbarcazioni e innalzati con metodi non ancora del tutto chiari. Alcuni rilievi mostrano il faraone, insieme ad una schiera di operai, che innalzano l'obelisco tramite un sistema di funi ma queste raffigurazioni sono poco aderenti alla realtà e sembrano piuttosto adempiere alla funzione celebrativa della figura del sovrano che difficilmente avrebbe presto parte attiva ai lavori edilizi. Come metodo alternativo è stato proposto che gli architetti predisponessero una rampa con, sulla sommità, un pozzo riempito di sabbia in cui far scivolare l'obelisco, togliendo lentamente la sabbia, in modo da fargli raggiungere la posizione assegnatagli.
L'obelisco di Luxor in Place de la Concorde a ParigiConnesso al culto del sole, l'obelisco derivava probabilmente della preistorica adorazione per le pietre erette, diffusa quasi universalmente nel mondo mediterraneo. In epoca faraonica, l'uso di questo elemento architettonico è originario di Eliopoli, dove in tempi antichi, un piccolo e tozzo obelisco era posto nel cortile del tempio di Ra. Il culto si diffuse rapidamente in tutto l'Egitto e ben presto si iniziò ad erigere una coppia di piccoli obelischi all'entrata delle tombe dei privati. Questi primi obelischi erano formati da blocchi di pietra sovrapposti mentre quelli più evoluti dei periodi successivi saranno realizzati in un unico blocco monolitico, cavato da abili scalpellini. L'obelisco alto e di forma slanciata, nella tipologia classica, appare solo durante il regno di Sesostri I (2000 a.C. circa) ma ha la massima diffusione solo a partire dal 1500 a.C. quando assumono forme e dimensioni più grandiose e vengono eretti, quasi sempre in coppia, all'entrata dei templi dedicati ad Amon-Ra. L'obelisco di Sesostri I, eretto appunto ad Eliopoli, presenta iscrizioni geroglifiche su tutte le 4 facce e celebra il trentennale della sua ascesa al trono. D'ora in poi sarà uso per i sovrani festeggiare particolari ricorrenze erigendo obelischi sempre più maestosi, vantandosi della loro altezza e decorazione. L'obelisco di Hatshepsut a Karnak è alto 29,50 metri, quello di Thutmosi III, ora caduto, si innalzava originariamente per oltre 37 metri, mentre un'iscrizione sempre dello stesso faraone ci parla dell'erezione di un obelisco di oltre 57 metri di altezza, oggi perduto.
Nelle epoche successive, con la decadenza della nazione, gli obelischi iniziarono ad avere dimensioni ben più modeste e, con la sottomissione del paese alla potenza di Roma, diversi di questi furono trasportati nella capitale imperiale per esservi qui eretti a gloria degli imperatori, i nuovi signori dell'Egitto e di tutto il Mediterraneo. Augusto ne eresse uno nel Circo Massimo (ora in Piazzale Flaminio) e un altro in Campo Marzio (oggi a Montecitorio), per fare da gnomone alla sua colossale meridiana. Davanti alla sua tomba si levavano quelli che ora sono all'Esquilino e al Quirinale. La tradizione iniziata da Augusto continuò anche con gli altri sovrani di Roma e molti di questi obelischi restarono per secoli nella capitale, in piedi o crollati e in frantumi, affrontando le invasioni dei barbari, la decadenza e la rovina degli anni che videro la fine dell'Impero. E qui restarono fino al Rinascimento quando vennero recuperati e restaurati fornendo, con le loro iscrizioni, il primo stimolo agli studi di decifrazione dei geroglifici. Il recupero degli obelischi romani, a partire dal Cinquecento, si inserisce nel disegno papale di rendere Roma città degna di essere capitale del Cristianesimo e si colloca in un culturalmente fertilissimo momento storico in cui alla riscoperta delle antichità classiche si accompagna lo studio dei monumenti della cultura egizia, vista come vera e propria iniziatrice della civiltà umana.
Ad oggi nessuna coppia di obelischi rimane al suo posto. Le spoliazioni iniziate in epoca romana continuarono in epoca moderna, sotto le dominazioni europee dell'Egitto e altri obelischi furono così trasportati a Londra, sul Tamigi, e a Parigi, a Place de la Concorde.
L'Obelisco Lateranense, in piazza San Giovanni in Laterano a Roma. Con i suoi 32,18 metri è l'obelisco più alto del mondoPer la sua connessione con il santuario di Eliopoli, l'obelisco è da associarsi alla simbologia della pietra benben e molto probabilmente rappresenta il pilastro su cui era posta la pietra sacra e su cui si posava la fenice, quando nell'annunciare l'inizio di un nuovo ciclo cosmico, tornava ad Eliopoli. La sacralità di questo monumento è evidente anche dal fatto che ad esso erano fatte offerte come ad una divinità; il pilastro rappresentava infatti, secondo l'immaginario egizio, una manifestazione del sorgere del sole. A questo riguardo possiamo immaginare che all'alba i primi raggi solari si posassero sulla punta dell'obelisco e, riflettendosi sul metallo prezioso di cui era ricoperta, fossero l'annuncio del trionfare di Ra sulle forze dell'oscurità e del male. 
Si è proposto che gli obelischi fungessero da gigantesche meridiane, soprattutto per il fatto che essi erano posti in coppie, con i due esemplari di diverse dimensioni. L'ombra gettata insieme da questi pilastri di pietra avrebbe permesso ai sacerdoti di ottenere precisi dati geodetici e astronomici relativi al quel santuario religioso e a quelli ad esso legati. Alla luce di questa ipotesi è davvero un peccato che ad oggi non esista più alcuna coppia di obelischi nella sua posizione originaria.
L'obelisco è stato anche associato ad un altro oggetto di culto, il pilastro Djed, la colonna vertebrale di Osiride, simbolo di stabilità e di unione tra il cielo e la terra, tra il mondo fisico e quello dello spirito. Ma si tratta probabilmente di un significato tardo, dato in seguito all'enorme successo che il culto di Osiride finì per avere tra gli strati bassi della popolazione.
Ricostruzione del tempio solare di Niuserra ad AbusirUn altro edificio strettamente legato al culto di Ra era il tempio solare. I templi solari, eretti nella località di Abu Gurab dai faraoni della V dinastia, sono stati costruiti secondo il modello del grande tempio di Ra ad Eliopoli. Si tratta di santuari dedicati al dio sole e situati al margine occidentale del deserto, circa 2 km a nord di Abusir, sito dove questi stessi faraoni costruirono le loro piramidi. Il sovrano dedicava questi monumenti al proprio padre divino, il dio Ra, mentre dopo la sua morte essi diventavano luoghi per il culto dell'anima divinizzata del sovrano che aveva ormai raggiunto il padre.
Le fonti scritte parlano della presenza di 6 complessi templari ma la ricerca archeologica ha individuato i resti di solo due di questi: il primo, quello del faraone Userkaf (2510-2502 a.C.), edificato in mattoni crudi e praticamente scomparso, il secondo, di Niuserra (2454-2424 a.C.), in pietra calcarea, più conservato. Questo complesso monumentale era costituito da un vasto recinto che inquadrava un ampio spazio a cielo aperto (110x80 metri) al cui centro stava un massiccio obelisco alto oltre 30 metri, poggiato su uno zoccolo a forma di tronco di cono di circa 20 metri di altezza, a formare così un maestoso edificio che si innalzava per oltre 50 metri sul deserto circostante. L'obelisco indicava simbolicamente il momento della creazione eliopolitana, dove il basamento rappresentava la Collina Primordiale emersa dall'oceano e la pietra di coronamento dell'obelisco era il benben. Il culto di Ra si svolgeva presso un grande altare in alabastro e fuori dal cortile stava la riproduzione in mattoni crudi, con intonaco dipinto, del grande vascello solare che Ra impiegava per solcare il cielo. La barca di Ra era lunga 30 metri e orientata in senso est-ovest, secondo le direzioni seguite dal sole nel suo ciclo giornaliero. A ultimare il complesso erano una rampa cerimoniale di accesso, forse coperta e collegata ad un ingresso monumentale con imbarcadero sul Nilo, ed alcuni locali di servizio all'interno del cortile del tempio.

Andrea Burzì

 

Bibliografia di riferimento

  • J.P. Allen, Heliopolis, in The Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt, Oxford University Press and The American University in Cairo Press. 88–89, 2001.
  • E. Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, Novara 2005
  • F. Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Bologna 2003
  • H. Frankfort, La religione dell'antico Egitto, Torino 1991
  • D.B. Redford, Heliopolis, in The Anchor Bible Dictionary, New York, 1992
  • R.T. Rundle Clark, Mito e simbolo nell'antico Egitto, Milano, 1999
  • A. Saleh, Excavations at Heliopolis - Ancient egyptian Ounû - Vol. I, Cairo university - Faculty of archaeology,‎ 1981
  • M. Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, 2 voll., Torino, 2006
  • A. Van Loo, M. Bruwier, Héliopolis, Bruxelles, 2010.

 

Credits immagini

01. L'obelisco di Sesostri I presso le rovine di Eliopoli - fonte

02. Testa di un colosso ramesside a Eliopoli, XIX dinastia – fonte

03. Capitello di colonna con incisi i carteggi di Sethnakht, XX dinastia egizia - fonte

04. Pietra benben della piramide di Amenemhat III (XII dinastia) a Dashur. Museo Egizio del Cairo – fonte

05. Il benben della Piramide Rossa di Snefru a Dahshur – fonte

06. L'uccello Benu posato sopra il benben – fonte

07. L'uccello Benu. Affresco dalla tomba di Iry-nefer a Deir el-Medina – fonte

08. Punta dell'obelisco caduto di Hatshepsut, a Karnak – fonte

09. L'obelisco di Luxor in Place de la Concorde a Parigi – fonte

10. L'Obelisco Lateranense, in piazza San Giovanni in Laterano a Roma. Con i suoi 32,18 metri è l'obelisco più alto del mondo – fonte

11. Ricostruzione del tempio solare di Niuserra ad Abusir – fonte

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